Roma, 4 mar. (Adnkronos Salute) - 'Mucca pazza dieci anni dopo': questo il tema al centro dell'incontro che si terrà mercoledì prossimo a Roma, nella sede capitolina della Coldiretti. Obiettivo è tracciare un bilancio a dieci anni esatti dal varo delle misure nazionali adottate per far fronte alla prima e più drammatica emergenza sulla sicurezza alimentare determinata dalla cosiddetta mucca pazza.
Del costo delle emergenze alimentari, dei cambiamenti nelle abitudini degli italiani negli ultimi dieci anni, dei primati conquistati dall'agroalimentare nazionale nello stesso periodo e dei sistemi di controllo attivati per evitare che episodi simili si ripetano parleranno, tra gli altri, l'allora ministro dell'Agricoltura e attuale presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio; Giovanni Fava, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla contraffazione e la pirateria commerciale; Giuseppe Vadalà, dirigente Cfs e responsabile del Nucleo agroalimentare e forestale.
All'appuntamento, informa una nota di Coldiretti, sarà presentato il primo studio sui cambiamenti nel piatto degli italiani e sulla mutata percezione della sicurezza alimentare a dieci anni dall'emergenza, individuando i piatti della cucina tradizionale italiana che sono stati cancellati o stravolti dalla mucca pazza: dalla pajata del Lazio al vero risotto alla milanese, dalla finanziera del Piemonte alle frittelle di cervello di bovino adulto, fino alla salsa peverada veneta e alle altre specialità regionali. Senza tralasciare, naturalmente, le innovazioni nate a seguito dell'emergenza, come i primi hamburger 'doc' di carne chianina, piemontese e marchigiana.
vedi gli orologi più economici a Rolex Daytona
29 mar 2011
24 mar 2011
Rolex Divomet prototipo del 1955
Credo che intorno al 1955, periodo in cui si pensa sia stato costruito il Divomet che vedi nell’immagine in basso, nessuno alla Rolex si sarebbe certo mai aspettato che il 15 novembre prossimo verrà battuto all’asta Christie’s di Ginevra al lotto 123, per una stima di 15.000 – 20.000 CHF. Ma questa è un’altra storia.

Si tratta di un manometro Bourdon per cui Rolex ottenne nel 1957 un brevetto. La descrizione del lotto Christie’s spiega che Divomet quasi certamente corrisponde a “diving meter” e che quello in asta non è mai uscito in produzione: forse fu realizzato per Auguste Jaques Piccard come attrezzatura che servì al suo team per avvicinarsi al record di profondità con il Deep Sea Special nel 1960 – 10.915 metri (35.810 piedi) con il batiscafo Trieste nella Fossa delle Marianne, ma di questo fatto, come che del Divomet non se n’era mai sentito parlare prima, non vi è alcuna prova.
Il Divomet per me è una delle tante testimonianze di quanto Rolex abbia testato e fatto esperienze fino alla follia per creare – oramai oggi ad occhi chiusi – orologi non solo subacquei ma affidabili nel tempo come quasi nessuno riesce a fare. (se hai ancora tempo leggi quello che facevo da ragazzo al mio Explorer II…)
Concludendo e rivolgendomi a chi storce il naso di fronte a questo lotto dico: è vero è un manometro, ma rappresenta un cimelio storico di un brevetto e poi, se è stato messo in asta e farà guadagnare qualcuno e tra qualche anno lo rivedremo in vendita e sarà la volta del nuovo proprietario, questo non so dirtelo. Riassumendo con una parola, tutto ciò si chiama “investimento”! Non tutto riesce a rientrare in uesto termine, ma la passione per gli orologi può portare anche a queste piacevoli conseguenze.
(foto e fonte articolo Christie’s)
contaminuti
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Rolex Divomet prototipo del 1955 @Christie's
Che cos’è il Rolex Divomet? E’ un prototipo di un manometro di pressione in alluminio con quadrante laccato nero e scala di 10 piedi in 10 piedi marcata da una lancetta luminescente a forma triangolare su uno sfondo in bachelite rosso vivo calibrato per 20 unità; la seconda lancetta indica invece la profondità esatta in piedi. Logo e scritta Rolex sono di color crema. La cassa circolare misura ben 57 x 27 mm ed è allacciata a un cinturino avvitato nella parte posteriore.Si tratta di un manometro Bourdon per cui Rolex ottenne nel 1957 un brevetto. La descrizione del lotto Christie’s spiega che Divomet quasi certamente corrisponde a “diving meter” e che quello in asta non è mai uscito in produzione: forse fu realizzato per Auguste Jaques Piccard come attrezzatura che servì al suo team per avvicinarsi al record di profondità con il Deep Sea Special nel 1960 – 10.915 metri (35.810 piedi) con il batiscafo Trieste nella Fossa delle Marianne, ma di questo fatto, come che del Divomet non se n’era mai sentito parlare prima, non vi è alcuna prova.
Il Divomet per me è una delle tante testimonianze di quanto Rolex abbia testato e fatto esperienze fino alla follia per creare – oramai oggi ad occhi chiusi – orologi non solo subacquei ma affidabili nel tempo come quasi nessuno riesce a fare. (se hai ancora tempo leggi quello che facevo da ragazzo al mio Explorer II…)
Concludendo e rivolgendomi a chi storce il naso di fronte a questo lotto dico: è vero è un manometro, ma rappresenta un cimelio storico di un brevetto e poi, se è stato messo in asta e farà guadagnare qualcuno e tra qualche anno lo rivedremo in vendita e sarà la volta del nuovo proprietario, questo non so dirtelo. Riassumendo con una parola, tutto ciò si chiama “investimento”! Non tutto riesce a rientrare in uesto termine, ma la passione per gli orologi può portare anche a queste piacevoli conseguenze.
(foto e fonte articolo Christie’s)
Aggiornamento del 16 novembre 2010
Questo Rolex Divomet è stato venduto per CHF 18.750contaminuti
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17 mar 2011
MB&F HM4 Thunderbolt
Si chiamano Horological Machine; tradotto letteralmente in italiano “macchina orologica” non so se riesca a rendere l’idea di tutto il mondo che Maximilian Büsser e i suoi Amici mettono dentro ogni loro creazione, ma il nome incute lo stesso un certo timore. E’ dalla fine del 2005 che i “Malati di polso” seguono MB&F : siamo abituati ad aspettarci di tutto dall’ Alta Orologeria, che arriva dal numero 6 di Terrasse Agrippa d’Aubigné di Ginevra.
E’ il quarto capitolo: il 7 luglio 2010 è finalmente arrivato! Il D-Day di HM4 Thunderbolt che tutti aspettavamo è finalmente arrivato! Un orologio tradizionale ha il compito di leggere le ore. HM4 Thunderbolt non è un orologio tradizionale. Il design della sua cassa ispirato all’areodinamica degli aerei è unico: è un segnatempo che va inteso principalmente come fosse un opera d’arte.

Ma non è tutto qui. Horological machine No. 4 è il risultato di 3 lunghi anni di ricerca: ognuno dei suoi 300 componenti, dall’organo regolatore alle viti, sono stati appositamente sviluppati per questo movimento meccanico dall’anima profondamente anarchica. Due bariletti orizzontali collegati in parallelo tramite due treni di ruote verticali trasferiscono l’energia allo scappamento – al centro del motore -? muovendo i due indicatori gemelli di ore e minuti e della riserva di carica.

E’ un opera tutta da ammirare lasciandosi andare con la fantasia per osservare i dettagli dalla sezione trasparente della cassa in zaffiro. Arriva direttamente dalla passione che Maximilian Büsser aveva da bambino per i modellini di aerei. Ci vogliono più di 100 ore di lavorazione e lucidatura per trasformare un solo blocco di solido cristallo in un complesso pannello curvo per permettere alla luce di rivelare le meraviglie del Calibro del Thunderbolt.

Ogni componente ha un suo scopo specifico, nulla è superfluo. Le anse movibili permettono un ottimo confort: l’alta leggibilità dell’ora è un valore aggiunto.
Il suo motore: il Calibro che muove HM 4 è stato interamente ideato e sviluppato da MB&F in tre anni di lavoro intenso con Laurent Besse e Beranger Reynard di Les Artisans Horlogers. I due reattori, simili alle turbine di un jet, indicano in uno ore e minuti, nell’altro la riserva di carica di 72 ore. Una valvola affusolata supporta il bilanciere la cui parte centrale è stata tagliata via per mostrare il più possibile la ruota di oscillazione. Osservandolo dal fondello è possibile cogliere i dettagli di un mondo di microingegneria. Il micro rotore a forma di alabarda spaziale, tanto amata da MB&F, è in realtà un ponte.
Il tempo: l’arte, pur essendo l’elemento dominante in HM4, può con l’indicazione del tempo verticale essere il compagno ideale per il pilota o l’automobilista. Ognuno dei due quadranti riprende la grafica degli strumenti per l’aviazione ed è controllato dalla propria corona, una per caricare il meccanismo, l’altra per regolare l’ora.
La fusoliera – cioè la cassa – trae l’ispirazione dai kit di montaggio con i quali molti bambini giocavano da piccoli. Tecnicamente, la cassa è composta da tre segmenti principali che comprendono una sezione anteriore in titanio che integra quadranti e anse frontali movibili, una sezione centrale in vetro zaffiro che offre una visione a 360° sul movimento e una sezione posteriore che si riduce gradualmente in direzione delle due corone e attorno al bilanciere oscillante che è sostenuto da un ponte aerodinamico. Nel montaggio delle viti all’esterno è possibile ritrovare metodi costruttivi di tipo aereonautico che assicurano rigidità e resistenza all’orologio per tenere uniti perfettamente le tre sezioni della cassa. Il contrasto che offre la superficie opaca del titanio con quella lucida dello zaffiro è unico.
Un orologio che farà discutere molto per le sue linee estreme caratterizzate da una forte personalità, ma che susciterà anche grande ammirazione da parte degli appassionati competenti per le sofisticate scelte tecniche.
E’ il “concept” dell’Alta Orologeria dei nostri giorni.
contaminuti
vedi gli orologi più economici a Hublot
Ma non è tutto qui. Horological machine No. 4 è il risultato di 3 lunghi anni di ricerca: ognuno dei suoi 300 componenti, dall’organo regolatore alle viti, sono stati appositamente sviluppati per questo movimento meccanico dall’anima profondamente anarchica. Due bariletti orizzontali collegati in parallelo tramite due treni di ruote verticali trasferiscono l’energia allo scappamento – al centro del motore -? muovendo i due indicatori gemelli di ore e minuti e della riserva di carica.
E’ un opera tutta da ammirare lasciandosi andare con la fantasia per osservare i dettagli dalla sezione trasparente della cassa in zaffiro. Arriva direttamente dalla passione che Maximilian Büsser aveva da bambino per i modellini di aerei. Ci vogliono più di 100 ore di lavorazione e lucidatura per trasformare un solo blocco di solido cristallo in un complesso pannello curvo per permettere alla luce di rivelare le meraviglie del Calibro del Thunderbolt.
Ogni componente ha un suo scopo specifico, nulla è superfluo. Le anse movibili permettono un ottimo confort: l’alta leggibilità dell’ora è un valore aggiunto.
Il suo motore: il Calibro che muove HM 4 è stato interamente ideato e sviluppato da MB&F in tre anni di lavoro intenso con Laurent Besse e Beranger Reynard di Les Artisans Horlogers. I due reattori, simili alle turbine di un jet, indicano in uno ore e minuti, nell’altro la riserva di carica di 72 ore. Una valvola affusolata supporta il bilanciere la cui parte centrale è stata tagliata via per mostrare il più possibile la ruota di oscillazione. Osservandolo dal fondello è possibile cogliere i dettagli di un mondo di microingegneria. Il micro rotore a forma di alabarda spaziale, tanto amata da MB&F, è in realtà un ponte.
Il tempo: l’arte, pur essendo l’elemento dominante in HM4, può con l’indicazione del tempo verticale essere il compagno ideale per il pilota o l’automobilista. Ognuno dei due quadranti riprende la grafica degli strumenti per l’aviazione ed è controllato dalla propria corona, una per caricare il meccanismo, l’altra per regolare l’ora.
La fusoliera – cioè la cassa – trae l’ispirazione dai kit di montaggio con i quali molti bambini giocavano da piccoli. Tecnicamente, la cassa è composta da tre segmenti principali che comprendono una sezione anteriore in titanio che integra quadranti e anse frontali movibili, una sezione centrale in vetro zaffiro che offre una visione a 360° sul movimento e una sezione posteriore che si riduce gradualmente in direzione delle due corone e attorno al bilanciere oscillante che è sostenuto da un ponte aerodinamico. Nel montaggio delle viti all’esterno è possibile ritrovare metodi costruttivi di tipo aereonautico che assicurano rigidità e resistenza all’orologio per tenere uniti perfettamente le tre sezioni della cassa. Il contrasto che offre la superficie opaca del titanio con quella lucida dello zaffiro è unico.
Un orologio che farà discutere molto per le sue linee estreme caratterizzate da una forte personalità, ma che susciterà anche grande ammirazione da parte degli appassionati competenti per le sofisticate scelte tecniche.
E’ il “concept” dell’Alta Orologeria dei nostri giorni.
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8 mar 2011
DeWitt Twenty-8-Eight Regulator A.S.W. (secondi morti)
Quando una Maison compie il passo (gigante) in direzione del suo primo Calibro di manifattura, cerco sempre di ritagliarmi un po’ di tempo per scrivere qualcosa. Paradossalmente non storco neanche mai il naso – come tanti – quando leggo di segnatempo equipaggiati da movimenti-base commerciali: sono del parere che, quando presentino certe finiture e complicazioni aggiuntive, abbiano veramente poco a che spartire con il progetto originale.

A.S.W. sta per Automatic Sequential Winding. E’ l’acronimo utilizzato per definire la sua massa oscillante periferica, collegata a un anello che nella parte superiore ha un profilo sinusoidale. Quando questo elemento dalla forma inconsueta ruota, attiva il dispositivo (brevettato) A.S.W. il quale si occupa di mantenere sempre in valori ottimali la forza motrice della molla di carica – esattamente tra il 92 e il 96% della sua capacità.
Come funziona il sistema A.S.W. ? Due piccoli bracci che seguono quel profilo sinusoidale assicurano che la carica del bariletto arrivi fino al 96%; arrivati a questo valore, un’altra leva le sgancia dal dente della ruota e continua a far muovere le due prime leve nel vuoto, come se si azionasse una frizione. Il movimento si muove così grazie all’energia immagazzinata fino a che, raggiunto di nuovo il 92% della sua forza, il processo riparte. Con A.S.W. si vuole mimare il comportamento della carica manuale di un singolo bariletto eliminando gli effetti negativi delle fluttuazioni che di solito affliggono i Calibri automatici.
Questo aspetto è molto importante nell’ambito della ricerca della precisione ed è un punto su cui DeWitt investe da tempo (leggi anche l’articolo sul Academia Tourbillon Force Constante à Cha?ne).

Il DeWitt Twenty-8-Eight Regulator A.S.W. ha un “cuore” davvero sofisticato.
L’orologio è un tributo alla “grande mela”. Il suo quadrante composto di diversi livelli è la rappresentazione Decò della città di New York e mostra un grattacielo con quattro colonne alla cui base risalta la gabbia a vista del tourbillon. Il resto è un gioco di livelli e trasparenze.
Le ore e i minuti sono indicate al centro con lancette a spada e un’altra particolarità del Twenty-8-Eight Regulator A.S.W. è che questa riserva di energia continua gli ha praticamente “regalato” anche un’altra bellissima complicazione: quella dei “secondi morti” (te ne ho parlato approfonditamente qui). La lancetta si muove e si ferma secondo per secondo.
La cassa è in oro rosa 18 K e misura 46 mm.
contaminuti
vedi gli orologi più economici a Zenith
DeWitt Twenty-8-Eight Regulator A.S.W.
L’orologio DeWitt Twenty-8-Eight Regulator A.S.W. di cui ti parlerò oggi è stato presentato sul mercato i primi giorni del mese scorso, a ridosso con il rush finale natalizio, ma monta il Calibro DW 8014 – famoso per DeWitt perché nel marzo 2010 fu presentato a Baselworld come il primo movimento meccanico automatico con tourbillon a essere stato interamente realizzato nella fabbrica di Meyrin.A.S.W. sta per Automatic Sequential Winding. E’ l’acronimo utilizzato per definire la sua massa oscillante periferica, collegata a un anello che nella parte superiore ha un profilo sinusoidale. Quando questo elemento dalla forma inconsueta ruota, attiva il dispositivo (brevettato) A.S.W. il quale si occupa di mantenere sempre in valori ottimali la forza motrice della molla di carica – esattamente tra il 92 e il 96% della sua capacità.
Come funziona il sistema A.S.W. ? Due piccoli bracci che seguono quel profilo sinusoidale assicurano che la carica del bariletto arrivi fino al 96%; arrivati a questo valore, un’altra leva le sgancia dal dente della ruota e continua a far muovere le due prime leve nel vuoto, come se si azionasse una frizione. Il movimento si muove così grazie all’energia immagazzinata fino a che, raggiunto di nuovo il 92% della sua forza, il processo riparte. Con A.S.W. si vuole mimare il comportamento della carica manuale di un singolo bariletto eliminando gli effetti negativi delle fluttuazioni che di solito affliggono i Calibri automatici.
Questo aspetto è molto importante nell’ambito della ricerca della precisione ed è un punto su cui DeWitt investe da tempo (leggi anche l’articolo sul Academia Tourbillon Force Constante à Cha?ne).
DeWitt Twenty-8-Eight Regulator A.S.W. - Calibro DW 8014
Il Calibro DW 8014 è composto di 320 elementi: il suo tourbillon, che rappresenta la parte “classica” del movimento, riceve un’energia fluida e si può “concentrare” a operare con la massima precisione coadiuvato da una spirale Straumann Hairspring? con curva Phillips.Il DeWitt Twenty-8-Eight Regulator A.S.W. ha un “cuore” davvero sofisticato.
L’orologio è un tributo alla “grande mela”. Il suo quadrante composto di diversi livelli è la rappresentazione Decò della città di New York e mostra un grattacielo con quattro colonne alla cui base risalta la gabbia a vista del tourbillon. Il resto è un gioco di livelli e trasparenze.
Le ore e i minuti sono indicate al centro con lancette a spada e un’altra particolarità del Twenty-8-Eight Regulator A.S.W. è che questa riserva di energia continua gli ha praticamente “regalato” anche un’altra bellissima complicazione: quella dei “secondi morti” (te ne ho parlato approfonditamente qui). La lancetta si muove e si ferma secondo per secondo.
La cassa è in oro rosa 18 K e misura 46 mm.
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7 mar 2011
Basilea 2010- Novità Patek Philippe Ref. 5170
Ecco la prima novità di Basilea – Baselworld 2010 della Regina dell’Alta Orologeria!
Attesissimo da tutti gli appassionati, il cronografo Patek Philippe Ref. 5170 è munito del nuovissimo calibro CH 29-535 PS a carica manuale, ruota a colonna e frizione orizzontale con ruote dentate – un movimento di architettura classica interamente sviluppato e fabbricato nei laboratori della Manifattura.
Questo abbinamento di tradizione e innovazione che ha dato luogo al deposito di sei brevetti per altrettante invenzioni, è valorizzato dalla cassa in oro giallo che ricorda i cronografi da polso Patek Philippe degli ani 40 – 50. Il Sigillo Patek Philippe, ricordo che la casa ha abbandonato da tempo di fregiarsi del Punzone di Ginevra, garantisce l’eccellenza tecnica, funzionale ed estetica di questo nuovo fiore all’occhiello dell’alta orologeria.

La cassa in oro giallo 18 k misura 39 mm. di diametro, sul quadrante in opalina argento gli indici sempre dello stesso materiale si alternano con i numeri romani a ore 12 e ore 6. I Contatori 30 minuti e piccoli secondi sono posizionati rispettivamente a ore 3 e ore 9.
Prezzo: 46.770 €
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Questo abbinamento di tradizione e innovazione che ha dato luogo al deposito di sei brevetti per altrettante invenzioni, è valorizzato dalla cassa in oro giallo che ricorda i cronografi da polso Patek Philippe degli ani 40 – 50. Il Sigillo Patek Philippe, ricordo che la casa ha abbandonato da tempo di fregiarsi del Punzone di Ginevra, garantisce l’eccellenza tecnica, funzionale ed estetica di questo nuovo fiore all’occhiello dell’alta orologeria.
La cassa in oro giallo 18 k misura 39 mm. di diametro, sul quadrante in opalina argento gli indici sempre dello stesso materiale si alternano con i numeri romani a ore 12 e ore 6. I Contatori 30 minuti e piccoli secondi sono posizionati rispettivamente a ore 3 e ore 9.
Prezzo: 46.770 €
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